Cultura e società

Cultura e società

A PROPOSITO DI CULTURA…

di Paolo Bogni

Se per concetto di Cultura semplicemente – senza ulteriori aggiunte – s’intende il patrimonio di conoscenze artistiche, religiose, filosofiche, scientifiche acquisito da un uomo o da un gruppo umano (Popolo, Comunità, Nazione …), da subito noi prendiamo le distanze – pur ritenendolo non del tutto privo di alcune ragioni – dall’estrema genericità espressa da questo semplicistico concetto. Pur tenendo ferma l’idea che la Conoscenza sia l’attività spirituale per eccellenza che nei diversi gradi e a diversi livelli determina il grado di Coscienza attraverso la quale un uomo o un gruppo umano percepisce la Totalità, intesa quest’ultima come l’orizzonte originario nel quale tutte le cose e le azioni hanno un Senso e determinano il loro Essere, noi allora completiamo questo parziale e insufficiente concetto di Cultura aggiungendo che il patrimonio di conoscenze deve vivere nel dialogo libero da svolgersi in una dimensione sociale, comunitaria e politica, perché la Totalità e l’Essere non esistono al di fuori dell’Incontro – anche problematico, dialettico e conflittuale – tra l’Io soggettivo e il Noi comunitario. Non c’è Cultura, dunque, se non c’è Comunità e viceversa.

La Totalità non è però l’orizzonte originario della Conoscenza astratta e non è la dimensione dell’Essere inteso anch’esso astrattamente da un punto di vista dell’Ontologia ufficiale. La Vera Cultura si fonda invece su una Conoscenza e su un Orizzonte ontologico che ha nelle sue trame Saperi e Alfabeti che rappresentano l’Elevazione e la Metafora della Totalità sociale in cui il Soggetto umano vive e progetta, in armonia con la propria natura, la natura ambientale, gli altri esseri viventi e non viventi. Questa Totalità sociale è la Comunità dove l’Io e un altro Io s’incontrano e diventano un Noi comunitario e politico. La Totalità primigenia – quella politica e comunitaria – è dunque sublimata ed elevata dalla Vera Cultura e trova i suoi equilibri attraverso la Misura, la Concordia, la Solidarietà el’Armonia.

La Vera Cultura è rivolta ed è accessibile alla Persona integrata a tutti i livelli del proprio Essere, che vive in Comunità, perché quella Totalità in cui hanno senso i Saperi e gli Alfabeti parziali è l’Elevazione della Totalità in cui l’Io, il Tu e il Noi comunitariamente e politicamente – pur in modo dialettico e problematico – condividono quegli Alfabeti e quei Saperi. Purtroppo rileviamo che la cultura odierna – falsa come nessuna menzogna sia mai stata pronunciata nella Storia dell’umanità – è rivolta esclusivamente ad un Individuo atomizzato, asociale, sradicato da qualsivoglia dimensione comunitaria e avulso da ogni autentico percorso politico. La cultura odierna è l’espressione – prendendo ad esempio uno spezzone di questa società – della gran parte (alcuni sopravvivono all’indecenza, per fortuna, ma rappresentano una straminima minoranza) di laureati sfornata dalle accademie universitarie ufficiali d’occidente, autentiche palestre della peggiore imbecillità e del più ignobile degli individualismi che la Storia possa ricordare. La Cultura, invece, o rappresenta una crescita del Singolo e della Comunità a cui appartiene oppure essa semplicemente non è, costituendo altresì – l’insieme di quei saperi – astratto nozionismo e aggregazione di diversi alfabeti tecnici subordinati al funzionamento di una macchina sociale nichilista (il Sistema capitalista) piuttosto che alla vitalità di una Comunità cosciente del proprio Destino, della propria missione nella Storia, della propria progettualità politica.

Quell’Epoca e quell’Atmosfera che noi conosciamo come Occidente è la rappresentazione decadente e terminale della riduzione della Cultura al rango inferiore di nozionismo astratto e tecnico, e la massa informe di laureati prodotta dalle sue Scuole alte sono il fenomeno antropologico che meglio descrive la malattia terminale di cui l’Occidente sta morendo. Perché è quell’”intelligenza tecnica” che sta decretando la fine dell’Occidente e – lottiamo affinché così non sia – dell’umanità tutta. La cultura odierna rappresenta dunque il peggiore strumento per scardinare e distruggere la Misura, la Concordia, laSolidarietà e l’Armonia: in una parola la Comunità. E’ lo strumento che prepara il terreno ad accogliere le nefaste sementi delle logiche economiche capitaliste. E’ una cultura che isola, frammenta, separa, reseca, atomizza, nullifica l’Io, lo distoglie dal legame con il Noi e impedisce ogni rinascita comunitaria. Il Sistema capitalista occidentale e la sua cultura ufficiale agiscono deliberatamente per la costruzione e la definizione (questo progetto infame dura da più di tre secoli…) dell’Individuo atomo infarcito di un miliardo di nozioni ma privo di veri legami sociali, comunitari e politici, e predisposto “intelligentemente” a essere macchina tra le macchine.

La cultura odierna concorre a sedurre il Soggetto manipolato attraverso un’ingente offerta di prodotti (film, rassegne teatrali, gallerie, festival della letteratura, mostre, fiere, esposizioni,…) che danno luogo a una variegata serie di dibattiti, discussioni e spettacolari contrapposizioni. L’avvento della merce-opinione è una delle novità epocali proposta dalla falsa cultura odierna ed è contigua e spesso interna alla “libera” circolazione di idee plastificate che strutturano il dibattito politico dell’attuale democrazia rappresentativa, quella imperniata sulla ridicola e falsa dicotomia destra-sinistra, la quale – nella sua funzione di rappresentanza – è pienamente funzionale a interpretare degnamente gli interessi delle oligarchie finanziarie e capitaliste. La democrazia rappresentativa liberale non è portatrice degli interessi né degli elettori attivi (gli ingannati, gli illusi, gli ingenui e gli stupidi, vale a dire i sudditi che votano e subiscono), né degli elettori passivi (in minima parte composta da ingenui, in gran parte di ladri e di corrotti, vale a dire i parlamentari e i governanti che agiscono in qualità di servi ben retribuiti dalle oligarchie finanziarie e capitaliste).

La stessa Natura umana è sottoposta ad una radicale ridefinizione, ove in luogo della razionalità dialogica e della socialità si tenta una sostituzione con una razionalità tecnostrumentale e l’egoismo asociale, che proiettano l’umano in una dimensione antropologica transumana, dove l’umano e la macchina, grazie al mascheramento neutrale della Tecnica e alla manipolazione dei vissuti attraverso l’imposizione del Linguaggio nichilista della Pubblicità e del Marketing, saranno fusi in un’unica entità. Apriamo una breve parentesi per puntualizzare fin da ora che la razionalità dialogica e la socialitàsono sì due caratteristicheuniversali per qualsivoglia Comunità, calibrate però in diversi Usi, Costumi, Alfabeti, Saperi, Miti, Religioni, e quant’altro caratterizzi e specifichi una Comunità rispetto ad un’altra Comunità. IlComunitarismo a cui noi tendiamo non è l’avvento di un’unica Comunità mondiale cosmopolita (cosmopolitismo e universalismo non sono sinonimi. La Comunità non è un Villaggio Globale. Anzi..), ma si specifica invece attraverso l’interazione e il rispetto reciproco di molteplici Comunità autonome e/o federate tra esse. Diversità, Differenze, Identità e Comunità rappresentano un tutt’uno complesso e problematico che da un lato deve respingere l’omologazione individualista del “cittadino dell’universo” cosmopolita, multirazziale, “multiculturale” e indifferenziato, e dall’altro deve depotenziare gli etnocentrismi chiusi, razzisti e xenofobi, forieri di paura e violenza non meno gravi dei bombardamenti umanitari attuati in nome del globalismo capitalista cosmopolita.

L’odierna cultura (la falsa cultura) occidentale favorisce sfacciatamente l’annullamento delle Diversità fingendo di esaltarle all’interno della macedonia multirazziale in cui – in verità – tutte le differenti identità vanno a scomparire per fondersi antropologicamente nell’unica sottosintesi dell’Individuo cosmopolita consumatore e consumato, merce tra le merci e cosa tra le cose. In precedenza avevamo detto dell’imposizione da parte del Sistema del Linguaggio nichilista della pubblicità e del marketing, riguardante non solo il mercato dei prodotti (merci e servizi) ma concernente l’intera quotidianità in cui paradigmi e parole d’ordine vengono introiettate – anche attraverso messaggi subliminali e rivolte al suo inconscio – nell’Individuo da manipolare, programmare e controllare. Questo Linguaggio è imposto ad un’opinione pubblica creata e manipolata attraverso il rovesciamento dei significati intorno a concetti e parole resi ambivalenti in funzione della seduzione prima e della circonvenzione poi. Si pensi al concetto di “guerra umanitaria”, oppure a quello di “missione di pace”, per non parlare di “banca popolare”, “datore di lavoro” o quello di “debito sovrano”, per non dire, infine, di frasi più articolate quali “il padrone dà da mangiare all’operaio”.

Analizziamo i rovesciamenti di significato attuati con la pacifica seduzione prima e l’addomesticamento (o fregatura) dopo, comprendendo l’opera di manipolazione attuata dal Sistema presso gli Individui (caratterizzati spesso da volontaria complicità a farsi ingannare) formanti l’opinione pubblica occidentale, l’aggregazione umana più stupida che la Storia dell’umanità abbia mai conosciuto. Cosa c’è di umanitario nel bombardare la città di uno Stato che non vuole inginocchiarsi ai voleri di un imperialismo capitalista e che procura migliaia di morti? Di quale pace sta parlando il diplomatico che dichiara guerra – chiamandola missione – ad uno Stato che vuole occupare militarmente per conto di interessi legati al grande capitale e dell’alta finanza? Come si può chiamare popolare un ente così vergognosamente e schifosamente antipopolare come una qualsiasi banca? Come può dare il lavoro un imprenditore capitalista quando – nella realtà – lui prende quel lavoro da cui preleva quella particolare quota che aumenta il capitale iniziale da lui investito? Come può definirsi sovrano del debito uno Stato che di quel debito soffre? E’ come dire a un malato di tumore che lui ha un “cancro sovrano”.

E quanta menzogna c’è nella falsa idea – però metabolizzata da tutta l’opinione pubblica globale – secondo la quale è il datore di lavoro che dà da mangiare al suo dipendente quando è invece vero l’esatto contrario da tre secoli in qua! L’odierna cultura occidentale agisce per soffocare l’essenza di ogni uomo e per impedirgli ogni elevazione che lo faccia sentire come appartenente ad una Comunità e ad un Senso dell’Essere integrale e superiore. La Vera cultura, che sopravvive in poche nicchie umane emarginate e silenziate, orienta invece il Soggetto umano nella naturale prospettiva politica, la cui apertura contiene il presupposto relazionale tra soggetti umani e la loro naturale vita comunitaria. In questa prospettiva, la Cultura è dunque un patrimonio di conoscenze a cui sono legati Simboli e Significati in cui si gioca non solo il Senso dell’Essere di un singolo soggetto umano ma il Senso dell’Essere di un Popolo e di una Comunità. Questo secondo aspetto del significato del Senso dell’Essere comunitario inerisce al Destino di quel Popolo e di quella Comunità, destino non scritto né segnato ma da scrivere, progettare e vivere. Attraverso questo significato (che è il primigenio significato dell’Essere), la Vera Cultura è la naturale precondizione della progettualità politica. Il luogo, la luce, nel quale la Cultura esprime il Simbolo e il Significato delle conoscenze acquisite è il Linguaggio.

Va da sé che, intervenendo sul Linguaggio attraverso le molteplici Agenzie a propria disposizione, il Sistema capitalista occidentale opera una capillare azione manipolatoria e di controllo nei confronti della Natura umana. La Resistenza di chi vuole restare umano è dunque attestata sullaricerca della genuinità del Linguaggio. Facciamo nostra la tesi heideggeriana secondo la quale il Linguaggio è la Casa dell’Essere. Ad ogni Simbolo da evocare e ad ogni Significato da giustapporre vi è dunque un continuo “Tornare a Casa” da parte di un Soggetto umano e – nell’interrelazione tra Soggetti – di una Comunità. La Vera Cultura passa attraverso un necessario Ritorno problematico che ogni soggettività (singola e comunitaria) deve compiere in quanto ritorno all’Essere originario. E’ la loro Missione e il loro Scopo; è l’Essenza della loro dignità di essere umano e di comunità di esseri umani; ne rappresenta il Viaggio che descrive il ritorno all’orizzonte originario. La Cultura come Linguaggio in cui dimorano Simboli e Significati di una Comunità è perciò un lungo Viaggio alla ricerca del Senso dell’Essere ed è la meravigliosa – a volte tragica – avventura del Ritorno a Casa della matrice spirituale di ogni uomo. L’orizzonte originario da cui sgorga la Totalità meta del Viaggio è l’Essere personale, comunitario e politico. E’ L’Assoluto in cui tutto si compie e per cui tutto ha un Senso. Scopo del Sistema capitalista è riconvertire l’Assoluto – anelito ineliminabile della Natura umana – nell’Universo della Merce. Infinita produzione, infinita distribuzione, infinito indebitamento (privato e pubblico) e infinito consumo.

L’Assoluto è sciolto nella Materia, è immanente ad essa e per il Soggetto umano manipolato la nuova trascendenza da cui non può prescindere è proprio la Materia stessa. Il Sistema capitalista è dunque una prigione senza muri – in quanto eretta sull’illimitatezza dei suoi confini – da cui è impossibile evadere, se non rimettendo in discussione l’attuale stato della manipolabilità della Natura umana. Il capitalismo e l’occidente agiscono scientificamente sulla potenziale manipolabilità della Natura umana e da lì costruiscono il loro Sistema di Sfruttamento, Parassitismo e Alienazione. La società attuale degli iperconsumi e dell’iperdebito necessita strutturalmente di un Soggetto umano rinchiuso nella materia e illuso di “vivere” una spiritualità piena che – nella realtà – è invece astratta, chiacchierata, artificiale, rituale nella retorica di abitudini liturgiche e tale per cui l’Io non vive alla ricerca dell’integralità ma sopravvive per mantenere la provvisorietà biologica, materiale e animale. L’Energia vitale è tutta condensata nella materia e si esaurisce in un corto circuito tra accumulo, produzione, debito, distribuzione e consumo. Il genuino coglimento dell’Assoluto rappresenta, consciamente o meno, la tensione per la quale l’umanità ha sete di Conoscenza. La Cultura, quella Vera, è la corrispondente aspirazione di portare alla luce – attraverso percorsi multipli – la Totalità di questa Conoscenza.

Questa Totalità è oggetto di tre fondamentali punti di vista che rappresentano la storia della Cultura umana e del suo Viaggio verso il ricongiungimento con l’Assoluto. I tre punti di vista sono l’Arte, la Religione e la Filosofia, e la loro elencazione rispetta l’insuperabile formulazione hegeliana. L’Arte esprime la Soggettività, la Religione l’Oggettività e la Filosofia l’Incontro tra la Soggettività e l’Oggettività in cui l’Assoluto si coglie. La Storia della Cultura umana è un fiorire immenso legato a questi fondamentali punti di vista. Nell’Arte sono da contemplare principalmente la Musica, la Poesia, l’Architettura, la Scultura, la Pittura, la Letteratura e il Teatro. Nella Religione si sono formate e tramandate antichissime Tradizioni come il Paganesimo, l’Animismo, il Buddhismo, l’Induismo, il Confucianesimo, l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam. Nella Filosofia sono sorte le grandi Dottrine che hanno indagato la Totalità dell’Essere e il Senso profondo della loro indagine, menzionando qui i più importanti pensatori quali Platone, Aristotele, Fichte, Hegel, Marx, Heidegger. Cruciale, quando parliamo di Cultura, è chiedersi quando siamo in presenza di Vera Conoscenza e quando, invece, siamo al cospetto di una Falsa Conoscenza. La Vera Cultura è la Conoscenza della Totalità nella quale si risolve il Soggetto in un processo diCrescita interiore, comunitaria e politica. La Falsa Cultura è invece la settorializzazione a compartimenti stagni di saperi parziali sganciati dalla Totalità; saperi sincopati nei quali il Soggetto rinchiude la propria limitata esistenza in quanto atomo isolato, null’altro che un addetto tecnico ai lavori di una macchina tecnoscientifica e condannato ad essere un militante del Nulla. Va da sé che la Falsa Cultura è una delle caratteristiche fondamentali per comprendere l’occidente capitalista odierno. Il Nulla è la nullità riconosciuta all’Essere come fondamento della Totalità. Dunque, l’Essere semplicemente non è riconosciuto. La metafora etica di questa nullità è l’imperante relativismo dei valori di cui l’Occidente è il padrino. Non esiste la Verità, ma esistono infinite verità; non esistono le Comunità umane ma ogni Individuo è sussistente di per sé, imprigionato al più in “comunità” fittizie (quali Facebook o le curve delle tifoserie calcistiche, per fare due esempi tra mille possibili), e ogni relazione con l’altro è dettato dal Nulla, cioè dalle Leggi del Mercato e della Finanza.

Il Non-Senso riconosciuto all’Essere è dunque il Nulla. Dal Greco (e poi dal Latino) il Nulla si traduce con Nihil. Dunque, il percorso nullificante dell’Essere come Totalità prende il nome di Nichilismo e la Falsa Cultura dell’epoca odierna denominata Occidente ne è la limpida – ancorché oscura – manifestazione. Abbiamo detto che il Linguaggio è l’espressione dell’Essere. Il Sistema capitalista agisce – attraverso l’opera delle sue agenzie “educative” – affinché l’Essere coincida con il Nulla e cioè sganciato dalla Totalità. L’unica dimensione riservata all’Assoluto è quella che sovrintende alle Leggi del Mercato (produttività, iperconsumo, iperindebitamento, sviluppismo, progresso,…) ed è una dimensione – dal punto di vista dei voleri di banchieri e capitalisti – intrascendibile e immodificabile per il Soggetto umano. Scopo del Sistema capitalista, dunque, per mantenere alti i livelli di sfruttamento, parassitismo e alienazione è quello di lavorare sul Linguaggio dell’Individuo in modo tale da poterlo manipolare, programmare e controllare. La Falsa Cultura è uno dei più potenti strumenti al servizio del Sistema capitalista globale per disporre dell’umanità e del pianeta. L’Arte, la Religione e la Filosofia sono soggette – ognuna nel proprio ambito – alla distruzione della Totalità come orizzonte originario entro il quale determinare la propria specificità. Esse sono invece ridotte a svolgere il ruolo delle parzialità conchiuse, vuote, isolate dall’Infinito (ambito, quest’ultimo, riservato esclusivamente all’immane produzione di merci e servizi e alla circolazione di denaro…) per allontanare il Soggetto dalla pienezza integrale del proprio Essere personale, comunitario e politico; dalla Trascendenza politica nei confronti del dominio economico (capitalista) e all’Immanenza del Noi come parte attiva della Storia. La Storia del capitalismo è invece la Storia della resecazione dell’Io. L’Io è separato dal Noi. L’Io è separato dalla Natura, la propria e quella ambientale.

L’Io è separato dall’Essere nella sua dimensione integrale. La Cultura di questo Io è la Cultura del Nulla, del Vuoto. La Separazione da tutto e dal Tutto è la costante di tutto ciò che concerne l’odierna Arte, l’odierna Religione e l’odierna Filosofia. Se la Cultura, in quanto patrimonio di conoscenze, non evoca Simboli né Significati che cementino la Comunità nell’incontro tra l’Io e il Noi e non muove la progettualità politica sulle direttrici della Giustizia e del Bene Comune, essa non è la Kultur che dà vita alle Persone e ai Popoli ma è ridotta ad essere nulla più che un nozionismo verbale che dà fondamento al tecnicismo tipico di quell’abisso deprimente costituito dall’odierna civiltà occidentale. Se la Cultura separa l’Io dal Noi riducendo la visione della Totalità ad una frammentazione parziale dei Saperi divisi a compartimenti stagni funzionali alla società dei consumi, al moto degli ingranaggi della macchina capitalista e alla massificata solitudine delle relazioni, questa Cultura non è Kultur ma Zivilisation. Volutamente riprendiamo la dicotomia di Spengler con la quale il filosofo tedesco stabiliva il più importante paradigma per comprendere il senso de Il Tramonto dell’Occidente. Riprendiamo la dicotomia Kultur-Zivilisation (per semplificare, Cultura vitale – nozionismo morente) per fondare la nostra dicotomia Comunitarismo (legato a Kultur) e Individualismo (legato a Zivilisation) in quanto opposizione interpretativa all’interno di un’analisi dell’Occidente ove la “Dittatura del denaro” diagnosticata da Spengler è da noi, però, inserita in una più radicale e complessiva critica del Sistema economico e sociale capitalista. La decadenza e l’esaurimento dell’Occidente si evincono dalla cultura (falsa) espressa – in termini sovrastrutturali – dalla “civiltà” capitalista.

Perfetto è dunque il sinonimo tra questa Cultura e la Zivilisation spengleriana. Le rovine del capitalismo sono le rovine dell’occidente e la falsa Cultura progressivamente espressa da questi tre secoli (nelle sue forme fondamentali e simboliche) sono il paravento del Parassitismo, dello Sfruttamento e dell’Alienazione quali logiche di un Sistema sociale ed economico – il capitalismo – fondato sulla necessaria accumulazione del capitale. La degenerazione della Cultura a vuota civilizzazione determina – nell’odierna vita sociale occidentale – costumi degradati, nichilisti e di una bruttezza mai riscontrata in nessun’altra Civiltà pur tramontante. Nella morte a cui sta andando incontro l’occidente capitalista non vi è, a differenza di altri tramonti, alcuna dignità. E’ il momento più basso e vergognoso della Storia dell’umanità. Musica sincopata e satanica; programmi televisivi improntati alla demenza e alla bassa animalità; dipendenza strutturale e massificata da mezzi tecnologici; solitudine di massa; psicofarmaci, alcool e droghe assunte da masse di alienati; eventi sportivi allestiti come sfogatoio di rabbia collettiva repressa; gioco d’azzardo come naturale intrattenimento onirico riservato a sterminate folle di idioti. E ci fermiamo qui, perché la lista dei costumi occidentali sarebbe lunga.

Che almeno la smettano – a occidente capitalista morente – i servi ipocriti e criminali della carta stampata, della televisione, di internet e delle accademie universitarie di definire l’occidente come il migliore dei mondi possibili. Correlata alla falsa cultura odierna, vi è il falso apparato educativo. Le attuali scuole dell’infanzia, scuole elementari, scuole medie inferiori, scuole medie superiori, scuole professionali e, soprattutto, l’università (compresi i master o altre specializzazioni) non sono assolutamente da intendersi come percorsi di Educazione, dove non vi è nessun ex duco, nessuna crescita interiore, nessun “trarre fuori”, a partire da una Natura umana rispettata nei suoi elementi originari spirituali fondanti la razionalità e la socialità. Essi, gli Apparati scolastici – qui il Sistema è poco orwelliano e molto chiaro, oseremmo dire “onesto” – sono semplicemente dei percorsi di Istruzione, in vista della formazione dell’uomo (oeconomicus e consumans) produttore/distributore/consumatore di marchio capitalista, con incorporati i “valori” dello sviluppo economico infinito, della libertà (di sciogliersi nel Nulla…), del progresso della Storia e della perfezione tecnoscientifica. L’Educazione, infatti, che ogni Soggetto umano deve (o dovrebbe…) compiere è il Ritorno all’Essere per mezzo della Conoscenza che abbia come Meta e Senso l’Assoluto nella sua infinitezza e nella sua Totalità.

L’Educazione è il riconoscere la Totalità del Soggetto attraverso la risalita dei diversi gradi dell’Assoluto. L’Arte è la sfera dell’espressione soggettiva che emana l’Assoluto e che umilmente accoglie l’eco di ritorno, come la vera musica, la vera poesia, la vera architettura, la vera scultura, il vero teatro, la vera letteratura. L’Arte odierna rappresenta invece la radicale negazione sia della prospettiva entro la quale accogliere l’eco di ritorno e sia dell’atteggiamento umile del Soggetto umano. L’Arte moderna è il corto circuito della Soggettività egoica dell’artista che imprigiona l’assoluto nel proprio Io, esprimendo il Nulla se non l’antitesi del Bello a cui la Vera Arte deve la propria ragione d’essere. La metafora che ingloba il doppio aspetto di questa radicale negazione è quella di un Soggetto che – guardandosi allo specchio – cortocircuita il desiderio di infinità nell’assoluta ricerca del soddisfacimento di qualsivoglia bisogno – essenziale e/o indotto artificialmente – in una dimensione immanente del qui, dell’ora, del subito. La Religione dovrebbe essere il luogo della fede incondizionata nell’Assoluto in cui il Soggetto si sente debitore in quanto parzialità sussunta in esso.

La vera Religione rende conciliabile – siappure nelle diverse forme espresse da Paganesimo, Animismo, Induismo, Buddhismo, Confucianesimo, Cristianesimo, Ebraismo, Islam, etc..- il Soggetto umano e l’Assoluto, che non è fuori da Lui, ma sopra di Lui, in una sorta di Trascendenza immanente in cui Materia e Spirito non si escludono ma rappresentano tappe di diverso grado di un Viaggio ascensionale in cui ha luogo la ricerca del e il ritorno all’Essere. L’odierna Religione rappresenta invece la radicale negazione di questa conciliabilità tra Soggetto umano e l’Assoluto (Dio). La Religione odierna è dunque vissuta – consciamente o meno – dal Soggetto in quanto oggetto escluso e pur dipendente dall’Assoluto, formalmente in un legame di amore ma sostanzialmente in un rapporto di sudditanza. Lo smarrito uomo d’occidente vive separato dall’Assoluto a cui non giunge mai e vive la propria residua spiritualità come quel disperato fedele che prega un Dio che percepisce come a lui totalmente trascendente. La disintegrazione dell’Essere personale e la riduzione del Soggetto umano da Persona integrale a mero Individuo è anche dovuto alla frattura tra l’Assoluto e l’Io umano. La Metafora espressa da questa radicale negazione della conciliabilità tra Soggetto umano e l’Assoluto è quella di un Soggetto prostrato, intimidito e rassegnato di fronte al Dio mercato capitalista e alle sue assolute e insindacabili logiche, rispetto alle quali il Soggetto è programmato per una subordinazione totale che inibisce ogni e qualsivoglia sua vera volontà. Il Dio mercato capitalista trascende – de facto – ogni volontà umana che voglia metterlo in discussione in quanto Assoluto.

Il Dio mercato capitalista è da adorare e basta, e chi lo critica bestemmia, commette peccato e va punito, per il suo bene e per il bene dell’umanità. La New Age e la secolarizzazione dei monoteismi classici sono l’emblema della riduzione propedeutica che l’occidente capitalista ha confezionato nei confronti della Religione odierna, plasmata – è il caso di dirlo – a proprio uso e consumo. La Filosofia è il luogo ove, per eccellenza, Soggetto e Assoluto si incontrano nell’elaborazione della dottrina dell’Essere, laddove per Essere s’intende la Totalità in cui avviene questo Incontro, la cui prima e fondamentale istanza è la Totalità sociale, per cui i Soggetti comunitariamente devono tendere alla Misura, Concordia, Solidarietà e Armonia. Se si elude o si spezza la Totalità (e il Capitalismo è un insuperabile maestro in questo), si spezza e si frantuma la Comunità. L’Incontro è la Meta del Viaggio in cui Soggetto e Assoluto si colgono e si riconoscono pur nella fatica dei travagli, delle fratture, delle scissioni e delle contraddizioni. L’odierna filosofia è invece la radicale negazione dell’Incontro, del Viaggio e, soprattutto, della Totalità. La Filosofia odierna – espressa dalle accademie ufficiali del regime occidente – esalta, al contrario, la separazione, la frattura, la scissione, la divisione della Realtà in saperi a compartimenti stagni. Vigendo l’isolamento di molte realtà isolate fra loro e non ricondotte alla Totalità da cui discendono, la Scienza moderna – che in sé potrebbe essere uno strumento potenzialmente al servizio della Comunità – diviene l’unica prospettiva per interpretare il pensabile. La Filosofia è dunque degradata ad ancella della Scienza moderna, senza che Galileo Galilei si sognasse o si fosse mai permesso di degradare Aristotele in quanto indagatore della Totalità.

A occidente tramontante, la filosofia “serve” nulla più che ad elaborare squallide riflessioni epistemologiche intorno ai metodi in cui le settoriali scienze sperimentali procedono nelle proprie elaborazioni. La filosofia odierna universitaria – e le sue eco nelle Terze pagine dei Quotidiani globali – rappresenta il Notaio di bella scrittura e dal brillante eloquio che ratifica le elaborazioni scientifiche che modellano e strutturano l’apparato tecnologico capitalista. Quest’ultimo ha la funzione – in ultima analisi – di deumanizzare (o meglio dire, transumanizzare) un Soggetto umano sempre più in balia del Nulla a cui è ridotto. La metafora che dà significato a questa radicale negazione dell’Incontro, del Viaggio e, soprattutto, della Totalità è quella di un Soggetto imprigionato in un eterno presente astorico – senza passato né futuro – gestito da una gabbia tecnoscientifica impersonale predisposta per la cosificazione del pianeta e degli esseri viventi e non viventi suoi residenti, con la potenza del Dio denaro capitalista a fungere da Assoluto intrascendibile e imprescindibile per un Soggetto impotente e smarrito, disperso tra iperconsumi, iperdebiti, psicofarmaci e morte per fame e incapace di fare Storia perché fuoriuscito dalla Storia. Gli esiti della filosofia ufficiale e accademica dell’occidente – refertati dal sistema economico e sociale denominato capitalismo – rappresentano dunque il compimentoradicale del Nichilismo, del Non Senso riconosciuto all’Essere. Rappresentano l’impedimento del Viaggio come ritorno ad esso, la rinuncia all’Incontro tra il Soggetto e l’Assoluto e, soprattutto, rappresentano la negazione della Totalità come dimensione in cui storicamente il Soggetto possa effettivamente agire e non essere agito come ora, ridotto a cosa tra cose e merce tra merci.

Quale Filosofia può riconnettersi con il Senso, con il Vivere, con la Vera Progettualità politica? Costanzo Preve e Diego Fusaro ci propongono una sensata e comunitaria via di fuga dall’Epoca capitalista attraverso la dialettizzazione – vale a dire, in termini più semplicemente politici, la contrapposizione frontale – di questo particolare momento storico che non è, malgrado le proprie autocelebrazioni, il culmine di una narrazione giunta con esso alla Fine della Storia, ma ne costituisce “soltanto” l’attuale momento speculativo, vale a dire la fase “ultima e matura”. Quanto duri questa fase “ultima e matura” dipende dalla Soggettività umana e dalla propria natura oscillante tra la bestia e il divino, tra l’Abisso del Nulla e l’Essere integrale. Dipende dal nostro grado di Coscienza e dal nostro livello di Volontà. La nostra Libertà si gioca tra queste due fondamentali Condizioni.

Noi abbiamo il dovere personale, morale e comunitario di rimettere fortemente in discussione questa Epoca storica, coincidente con l’Occidente capitalista americanocentrico, e dare vita ad una prassi politica che non può essere né riformista né minimalista ma che deve essere necessariamente rivoluzionaria. Scorciatoie non esistono. Se non siamo rivoluzionari in termini comunitari e anticapitalistici, meritiamo di morire nella gabbia nichilista dell’occidente americanocentrico con l’avallo della sua decadente cultura. Educazione è dunque sinonimo di risveglio della coscienza dell’intima unitarietà tra Soggetto e Assoluto. Educazione è sinonimo di risveglio della coscienza della conciliabilità tra la dimensione finita e parziale del Soggetto con la Totalità dell’Assoluto. Educazione è sinonimo del risveglio del Soggetto che coscientemente agisce nella Storia attraverso la comunione, la socialità, la condivisione, la solidarietà comunitaria e che – mosso da questi valori – predispone i mezzi per elaborare una progettualità politica. Educazione è sinonimo del risveglio del Soggetto che coglie la fusione con l’Assoluto tramite un patrimonio di conoscenze articolatosi e formatosi con la Vera Arte, la Vera Religione e la Vera Filosofia.

ARTICOLI SECONDARI

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