Ecologia

Ecologia

ECOLOGIA

di Paolo Bogni

Ecologia è un termine che deriva dal Greco ed è composto da due parole, Oikos e Logos (Oikos-logos, da cui eco-logia). Con Oikos si intende Casa, Madre Terra, Ambiente. Questa traduzione evoca il Sensodi accoglienza, di protezione, in modo tale che chi (l’Uomo) abita nell’Oikos esprima alla massima espressione la propria Natura umana fondata su due caratteristiche principali quali la razionalità dialogica – cioè l’apertura al confronto libero tra idee entro la contemporanea ricerca di una struttura veritativa della realtà che cementi una Comunità – e la Socialità, perché il libero confronto tra le idee implica necessariamente lo stare insieme, in una dimensione sociale e comunitaria quale anelava lo Zoon Politikon di aristotelica memoria. L’Oikos – la Casa – è dunque la Natura ambientale che accoglie la Natura umana; ne costituisce il presupposto spaziale, temporale e spirituale necessario. Non si può, dunque, parlare di Natura umana se non simultaneamente alla Natura ambientale e, viceversa, non si può discorrere di Natura ambientale se non in contemporanea alla ricerca del Senso dell’Essere della Natura umana e cioè nelle sue fondamentali implicazioni che ineriscono alla razionalità dialogica e alla socialità. Sospendiamo momentaneamente il discorso sull’Oikos – ci torneremo – e occupiamoci del Logos.

Questo secondo termine – complesso e affascinante – apre il campo a molteplici significati. Logos può voler dire argomentare, discorrere, ragionare. Logos si può tradurre anche con linguaggio, nel senso di ricerca del significato di un simbolo, di una parola o di un segno. Queste due serie di possibili traduzioni attraverso le quali si intende Logos sono sufficientemente conosciute in quanto il sistema scolastico d’occidente, le agenzie culturali in genere e le accademie universitarie permettono e concedono che il vecchio termine greco così venga tradotto e in tali modi sia inteso. Quasi nessuno invece sa – e a riguardo non ringrazieremo mai abbastanza il filosofo torinese Costanzo Preve per richiamarci costantemente sulla questione – che Logos, nel suo più genuino e profondo significato, vuol dire Calcolo, e più precisamente Calcolo sociale, e in questo particolare significato la ragione umana naturalmente vincola la propria procedura politica entro il Senso del Limite e adottando il criterio della Misura, di contro alle anticomunitarie “seduzioni” dell’illimitatezza e dell’infinito, domini che l’Economia autonomizzata dalla politica (come l’odierno capitalismo) usa per dar luogo ai propri processi di sviluppo, progresso ed espansione.

Perché il sistema capitalista e l’istruzione occidentale oblìano il più vero e genuino dei significati di Logos e perché mai creano costanti impossibilità e astuti impedimenti affinché quest’ultima traduzione di Logos non entri in virtuosa relazione con Oikos? La risposta è presto detta: se un soggetto umano dotato di razionalità dialogica e di socialità dovesse calcolare socialmente la relazione da vivere con la Casa (Oikos) che l’accoglie e in essa dovesse stabilire un’armonia comunitaria e un’ordinata corrispondenza con terra, acque, aria, vegetazione e fauna, non azzarderebbe un solo istante della propria vita (singola e comunitaria) a dar luogo ad un’economia capitalista che sistematicamente saccheggia la Natura ambientale e la trasforma in un’irrespirabile e invivibile discarica, mentre separa l’uomo dall’uomo dando vita ad una società satura – su larga scala planetaria – di ingiustizie sociali e di prepotenze. In questa sede tralasciamo di trattare del tragico problema delle Scie chimiche (ce ne occupiamo in un’altra Voce tematica), fondamentale, però, nel comprendere – tra le altre considerazioni – come la Natura ambientale sia ridotta a strumento mortale. Come ammoniva Nicholas Georgescu Roegen, un’economia umana è invece un’economia del pronto e immediato ripristino di quanto tolto qualitativamente e quantitativamente in termini di materia ed energia atte alla produzione di merci e alla erogazione di servizi, al fine di mantenere un costante equilibrio nei rapporti con l’ambiente naturale e nel rispetto dei suoi ecosistemi. Il sistema capitalista, all’esatto contrario, è quanto di più disastroso vi sia in termine di squilibrio tra risorse usufruite, alterazioni ecosistemiche e inquinamento provocato (e qui non parliamo dei disastri sociali..).

Vi sono significativi parametri che indicano uno squilibrio creato dall’economia capitalista nel rapporto tra l’Uomo e l’Ambiente. Il primo parametro è quello dell’Impronta ecologica, il quale misura la capacità del pianeta (l’insieme delle aree biologiche terrestri e marine) di rigenerare le risorse utilizzate dall’uomo e l’azione di riassorbimento dei rifiuti prodotti. Il coefficiente dell’Impronta ecologica è quello della Biodisponibilità, cioè la superficie media pro capite che permette ad ogni essere umano del pianeta di vivere. Il punto massimo oltre il quale l’equilibrio ecosistemico si spezza è stato quantificato nella biodisponibilità di 2 ettari a persona. In questo momento, invece, gli ettari destinati al consumo pro capite mondiale è di 2,85 ettari. La produzione, il consumo e la produzione dei rifiuti sono dunque attestati al 30% al di sopra del livello di sostenibilità indicataci da un’Impronta ecologica responsabile verso noi stessi e verso il pianeta. Se poi analizziamo le diverse aree del pianeta, scopriamo che mediamente un cittadino statunitense consuma e produce rifiuti per 12,2 ettari. Ciò vuol dire che, se tutti gli abitanti del pianeta consumassero quanto consumano mediamente i 300 milioni di cittadini USA, ci vorrebbero le risorse di 6 pianeti! Ecco perché la gran parte del pianeta vive in povertà (2 miliardi su 6 vive di stenti!) e 24000 persone al giorno muoiono di fame. Quell’unico pianeta, infatti, è riservato al ristretto mondo dei ricchi, alle sue paranoie consumiste e alle logiche sviluppiste dell’economia capitalista. Ma anche se si dovesse raggiungere l’equilibrio tra consumi e disponibilità questo risultato comunque non risolverebbe i problemi ambientali. Nell’ecosfera, infatti, vengono immesse molte sostanze inquinanti, frutto di un industrialismo che dura da tre secoli. Vi sono in particolare tre famiglie di molecole – prodotte dalla combustione energetica industrialista – che danneggiano gravemente la salute dell’uomo, creano alterazioni al clima, danneggiano la vivibilità degli animali e della vegetazione. Sono quelle degli Ossidi di Azoto, Carbonio e Zolfo.

Il capitalismo, dunque, non solo è un’economia da superare nei termini quantitativi della produzione ma anche nei parametri qualitativi della formazione del bene mercantile. Oblìando il più scomodo tra i significati di Logos, l’occidente capitalista ha inibito la Scienza delle Relazioni per eccellenza quale sarebbe dovuta essere o quale dovrebbe essere l’Ecologia ove l’Oikos sarebbe l’accogliente Casa ove la Natura umana esprimesse – attraverso il Logos – la totalità delle proprie vocazioni e l’eccellenza delle proprie potenzialità. Il risultato della soppressione del genuino significato del Logos è che l’economia non è più sottoposta al vaglio dell’Etica comunitaria nel quale un soggetto umano non riconosce la Casa e se stesso nella sua Essenza profonda. Il nesso tra Ecologia ed Economia è strettissimo e bilaterale. L’Individuo anticomunitario e autosufficiente nel proprio egoismo sprigiona la libido prometeica infilandosi nel tunnel del Progresso e dello Sviluppo infinito, centrati sul desiderio di onnipotenza e di delirio da illimitatezza di bisogni, sempre nuovi e sempre maggiori, sempre da esaudire e da soddisfare. Quando Serge Latouche, nel solco dell’ammonimento di Roegen, invita a decolonizzare l’immaginario (consumistico), egli in realtà ci invita implicitamente 1) a delineare un progetto politico – in cui la dimensione locale si raccordi con quella globale – che ripristini la dimensione comunitaria nella quale l’economia perda il suo criminale e attuale presupposto di autonomia rispetto alla dimensione politica, di cui invece deve avere un carattere sussunto e subordinato, tenendo ben salda e ferma l’idea che la Politica è centrale se la Comunità è retta sulle principali caratteristiche della Natura umana, vale a dire la Razionalità dialogica e la Socialità; in cui 2) è chiara ed esplicita la consapevolezza politica sia del superamento dell’attuale economia capitalista sia della sussunzione di qualsiasi economia rispetto alla decisione politica, tenendo conto che i “valori” occidentali attuali del Progresso, dello Sviluppo, del Consumo illimitato e dell’aumento costante del Prodotto Interno Lordo (P.I.L.) sono una serie di “Norme Regolative” che portano alla distruzione del pianeta e all’estinzione della razza umana; in cui, terzo aspetto, si celebri l’avvento della vera Ecologia, ove il calcolo sociale di un comunità di persone che si confrontano socialmente sulle idee (anche divergenti) in vista però del mantenimento di un costante equilibrio nei rapporti con l’ambiente naturale e nel rispetto dei suoi ecosistemi, organizzi un’economia finalmente a misura d’uomo e del pianeta, inteso anche come terra, acque, aria, vegetazione e fauna.

L’Economia attuale, che da strumento diventa il fine, è, come detto, il sistema economico e sociale denominato capitalismo. L’autonomizzazione dell’economia dall’Etica (intesa questa come Morale Pubblica, non come sommatoria di morali individualistiche basate sulla morale autonoma di tipo kantiano…) è dunque l’esito di un Logos ridimensionato che non riconosce l’Oikos. Il dramma dell’uomo moderno occidentale consiste nell’accettazione passiva di logiche economiche che devastano sia la Natura umana che, di riflesso, la Natura ambientale. L’Economia autonomizzata dalla Politica e svincolata dalle Relazioni tra le diverse Nature – la cui Scienza dovrebbe essere la vera Ecologia – è un programma a lento rilascio che ha come risultato finale il suicidio di specie. Nell’ultimo atto di questo dramma – che noi al più presto dobbiamo interrompere, perché riteniamo che il suicidio non sia il nostro destino – l’Ecologia è dunque ridotta a scienza di sistema. Una scienza per come è intesa dalla cultura positivistica oggi imperante, che la derubrica a scienza di una relazione unilaterale tra un generico organismo umano e l’ambiente da esso dominato. Il Logos dell’Oikos non è considerato il calcolo sociale del legame comunitario con la Madre Terra, ma semplicemente la descrizione dei guasti all’ambiente con allegate parziali critiche correttive intrasistematiche. L’Ecologia di sistema, o meglio l’Ecologia ammessa dal sistema, fornisce le direttrici “culturali” su cui sviluppa le proprie tesi l’ambientalismo ufficiale, quello dei cosiddetti Verdi. Non che questi ecologisti di sistema non combattano alcune battaglie giuste. Il problema di fondo è che loro combattono la TAV, gli Inceneritori, il Cromo esavalente nelle falde acquifere, e si prodigano per lo smaltimento totale dei rifiuti senza collegare organicamente queste singole battaglie ad una reale e radicale critica antagonistica al sistema capitalista globale. Il peccato originale dell’ambientalismo ufficiale di sistema è quello di discendere dalle Tesi espresse dal Club di Roma che, pur criticando i limiti dello Sviluppo, ne vuole correggere i difetti interni senza mettere in discussione il concetto stesso di Sviluppo che – malgrado tutte le dissimulazioni, ingenue o meno – richiama direttamente i concetti di Illimitato e Infinito, quantunque le risorse non rinnovabili a disposizione del pianeta siano limitate e finite.

Da qui l’adesione assurda alla Tesi disgraziata dello Sviluppo sostenibile e, a cascata, l’accondiscendenza dell’ambientalismo ufficiale di sistema ad agire fattivamente e produttivamente (ecocapitalismo, capitalismo verde, green economy e altre amenità del genere…) all’interno del sistema capitalista, magari criticandone alcuni aspetti, ma mai trascendendolo. All’interno di questa contraddizione, si situa anche la battaglia a favore delle energie rinnovabili (energia solare, eolica, marina,…) in sostituzione delle energie non rinnovabili (energia di origine fossile) che non è esplicitamente intesa come transizione verso il superamento del sistema capitalista ma come momento di correzione del sistema stesso, con il mantenimento sostanziale delle stesse logiche parassitarie, sfruttatorie e alienanti che contraddistinguono l’attuale economia dominante.

Dunque, la green economy, l’ecocapitalismo e il capitalismo verde sono il tentativo di autocorrezione capitalista operanti con l’avallo dell’ambientalismo ufficiale, quello dei Verdi occidentali, di Greenpeace e del WWF. Quale è, invece, la Vera Ecologia, la Scienza per Eccellenza delle Relazioni tra le diverse Nature, l’Umana e l’Ambientale, di modo che tra esse si ricerchi la Simbiosi e l’Armonia? Per definirla, in partenza riprendiamo la distinzione che Arne Naess poneva tra ecologia superficiale ed ecologia profonda, dandole noi, però, una nostra interpretazione originale. L’Ambientalismo di sistema è un ecologismo di superficie in quanto descrive i danni inferti all’ambiente senza indagare a fondo sul sistema economico che li provoca e, soprattutto, eludendo il problema di fondo – in termini di omessa denuncia – rappresentato da una soggettività umana occidentale che si pone come forte istanza egoica, che si percepisce come il signore della natura, il padrone di essa, il suo dominatore, colui che è in grado – solo al mondo – di strumentalizzarla, manipolarla, inquinarla e destabilizzarla. E’ una soggettività faustiana che travisa la sete di Conoscenza non intesa come elevazione ma come possesso; è una soggettività prometeica che travisa il sacro genio del fuoco creativo con l’incubo di un mondo degradato a tecnica. L’ecologia di superficie – ovvero l’Ambientalismo ufficiale – abdica dalla funzione veritativa che una vera ecologia avrebbe nella sua costituzione in quanto Scienza per eccellenza delle Relazioni tra Nature. Chi è, dunque, il Soggetto delle tre Relazioni fondamentali che caratterizzano l’Ecologia vera, che sono regolate dal Logos dell’Oikos? E’ l’Essenza dell’Uomo.

E’ la sua matrice spirituale, colei la quale, ricercando l’Essere per completarsi (Prima Relazione) si apre per mezzo di una razionalità dialogica che esige il confronto ed esige la Socialità – l’Amicizia, la Comunità – con l’Altro, cioè l’Altra e le Altre matrici spirituali a lei prossime (Seconda Relazione). L’Essenza dell’Uomo si caratterizza dunque con il dialogo razionale e la socialità nello scorrere della temporalità e della Storia. Questa Comunità esige uno spazio che accolga l’incontro di questa Totalità sociale e questo Luogo privilegiato è (Terza Relazione) la Natura ambientale, il Territorio. L’Oikos richiede una necessaria armonia con il Soggetto dotato di Logos. La fauna, la vegetazione, le acque, i monti, gli ecosistemi, esigono un rispetto sacrale in quanto sono il riflesso della spiritualità del Logos, dell’Essenza del Soggetto umano. Un pianeta inquinato e ridotto a immondezzaio come quello attuale è il riflesso di un’Essenza umana mortificata e annichilita. C’è un nesso strettissimo tra le acque inquinate di un Lago e l’uso abnorme di psicofarmaci assunti da fasce sempre maggiori della popolazione occidentale, e non solo per i residuati dei metaboliti della cocaina. I due fenomeni sono diverse espressioni dello stesso malessere (nichilismo autodistruttivo). E’ evidente che esiste un sottile equilibrio da rispettare. E’ un equilibrio che si gioca su un sentiero stretto di montagna con due burroni ai lati. Da una parte vi è una soggettività umana (quella attuale) che si considera come un dio creatore, che plasma e sottomette – dominandola – la Natura ambientale, al punto di alterarne l’infinità e la complessità dei suoi ecosistemi, delle sue nicchie ecologiche. E’ una soggettività umana che considera la natura ambientale come merce da trasformare in prodotto mercantile.

E’ una soggettività prometeica e faustiana che nega e brutalizza la propria Essenza; è una soggettività scaturita dalla linea di pensiero cartesiano-kantiana e che trova compimento, paradossalmente, nell’anonimo, impersonale e distruttivo sistema economico capitalista. Dall’altro lato vi è una soggettività umana complementare, anche se apparentemente opposta a quella attuale. E’ quella che si nasconde al mondo in quanto cosciente della propria Essenza mortificata, ma che reagisce a questo “morendo” nel disincanto rassegnato. E’ una soggettività umana che disperde la propria Natura nell’indistinguibilità con gli altri esseri viventi e non viventi. E’ una soggettività che si vergogna di appartenere ad un genere umano che si annulla nelle logiche nichiliste del profitto, del parassitismo e dell’alienazione, ma che rinuncia alla lotta per trascendere questo mondo. In questa soggettività neoepicurea, Natura umana e Natura ambientale si fondono confusamente in una dimensione astorica che richiama alla memoria la celeberrima metafora di Hegel quando descriveva il contraddittorio scenario schellinghiano paragonabile a una notte scura senza luna che rendeva nere tutte le vacche che pascolavano in fondo alla valle.

La soggettività umana che vive le tre Relazioni e che assume l’Ecologia come Scienza di queste Relazioni è invece cosciente dell’esclusività dell’Autocoscienza (preclusa ad un abete, a una giraffa e ad una roccia) che la pone, però, nella condizione di essere un primus inter pares a cui è deputata la responsabilità comunitaria della progettualità politica nella quale sono oggetto di costante ricerca l’equilibrio e l’armonia anche con quell’abete, quella giraffa e quella roccia. E’ la responsabilità che necessariamente deve assumersi il Genere umano nel momento in cui relaziona se stesso con la Natura ambientale. La ricerca dell’armonia e dell’equilibrio, da una parte, nega qualsiasi forma di sviluppismo economico e prospettive legate al concetto di Progresso, delineato quest’ultimo da un’idea di Storia lineare quanto mai funzionale alle logiche capitaliste e nemica acerrima della storicità ciclica propria della Natura. Dall’altra parte, nega la confondibilità degli esseri viventi e l’antiumanismo implicito ad essa. L’Ecologia profonda (di cui fortemente critichiamo – rigettandolo – un suo interno tema programmatico, quale quello del contenimento demografico della popolazione umana) – che ha il pregio, però, di avere rotto l’incantesimo tecnoscientista nel quale rimane stregata l’ecologia superficiale e l’ambientalismo di sistema, progressista e votato allo sviluppo sostenibile – è da noi accolta con la correzione suggeritaci da Alain De Benoist, secondo la quale è la cosciente responsabilità umana che rappresenta il momento decisivo politico intorno a scelte che contemperano l’armonia e l’equilibrio tra tutti gli esseri viventi e non viventi, e non l’indifferenzialità tra essi in nome di un olismo sterile.

ARTICOLI SECONDARI

Di seguito una carrellata di articoli inerenti l’area tematica Ecologia:

 

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