Gli effetti nefasti della globalizzazione anglo-americana

Gli effetti nefasti della globalizzazione anglo-americana

Negli ultimi 4 anni la disoccupazione è quasi raddoppiata e affligge, con percentuali mostruose soprattutto il mondo giovanile. Ci fanno credere che la soluzione di questo problema sia strettamente legata al mitico PIL che non sale, in realtà il problema è più strutturale e viene da lontano. Nel decennio seguente la caduta del muro di Berlino, la finanza internazionale scatena, senza più limiti di sorta, la sua grande offensiva.

Uno dei fronti è quello della liberalizzazione dei mercati, cioé la ripresa dell’attacco liberista di stampo anglo-americano di mercati dei paesi rimasti ai margini dell’ingordigia degli squali liberisti.
In un certo senso si ripropone la “politica delle cannoniere” di fine ottocento. Allora gli inglesi bombardavano e sanzionavano i paesi che non si assoggettavano alla loro aggressività invasiva, oggi ammantata da finto buonismo, guerre umanitarie e sanzioni.

La pressione del duo USA/GB sul WTO si fa massccia e tra la fine degli anni ’90 e il 2000, con l’appoggio del governo D’Alema, in modo anticipato e contro ogni logica, si accelera l’ingresso della Cina. La Cina, la fabbrica del mondo, niente diritti, bassissimi salari, grande organizzazione.

Dopo 15 anni e una crisi generata dalla voracità della finanza (leggi derivati) ecco i risultati!
La disoccupazione in Italia e in Europa non è figlia della solita crisi ciclica del capitalismo ma è l’onda lunga della GLOBALIZZAZIONE ANGLO-AMERICANA!

Ciò che ci aspetta è ciò che gli economisti (sic) chiamano la jobless recovery, cioé la ripresa senza ocupazione. Gli effetti di questa situazione saranno nefasti e nel medio periodo mineranno alle radici il sistema pensionistico e il wellfare dei paesi europei.

di Andrea Farhat