L’ANTIECONOMIA

L’ANTIECONOMIA

di Andrea Ciocca

Nel parlar comune, spesso si dà per scontato che il sistema Capitalista sia un sistema economico. Erroneamente gli si affianca il termine “economia”, ma analizzandolo, emerge la totale distanza dal suo autentico significato.
Il termine “economia” nasce ben 2500 anni fa nella Grecia antica. Il suo significato etimologico discende appunto dal greco ed è dato dalla scissione della parola stessa in oikos (comunità, madre terra, casa) e nomos (ordine, legge). All’interno di ogni oikos (comunità) vivono svariati monos (singole persone) che interagiscono tra loro, dove ogni singolo monos (persona) necessita potenzialmente d’infiniti bisogni che scaturiscono da altrettanti infiniti pensieri che a loro volta creano desideri. Essa (l’economia) ha quindi il doveroso compito di disciplinare i bisogni di ogni singolo monos all’interno dell’oikos affinché la comunità non sfoci in dinamiche incontrollabili e insostenibili. Si può quindi definire che l’economia è una legge ordinata del soddisfacimento dei bisogni nella misura e nel limite in cui due o più monos vivano all’interno dell’oikos.
Tale definizione pone però una sostanziale e imprescindibile prerogativa, cioè quella che l’economia deve essere sottomessa o comunque controllata dalla politica e quindi dallo Stato, ove l’obbiettivo primario della politica stessa persegua la sua stella polare: il Bene Comune. Solidarietà, socialità, equità, giustizia e bellezza sono le cinque caratteristiche che lo compongono. Tutte le sopracitate caratteristiche che consentano il palesarsi del Bene Comune all’interno della società, affinché non esista nessun tipo di prevaricazione e competizione tra i soggetti che lo compongono, si devono fondere in un tutt’uno e manifestarsi.
Al contrario del concetto di infinito proprio del Capitalismo, i Greci avevano ben chiaro quello del limite (metron), cosicché nello stesso tempo che nasceva il termine economia si creava anche il suo contrario: la chremata. Già Aristotele individuava nella crematistica l’esatto contrario dell’economia. Essa significa bene appunto il desiderio e la volontà di accumulo di denaro o ricchezze. Il filosofo ribadiva inoltre la necessità e il dovere dell’economia di impedire l’arricchimento di pochi a discapito di altri, in quanto rischiava di compromettere irreparabilmente non solo l’economia ma la comunità stessa. I pericoli della crematistica, che s’infiltrano avvelenando la comunità, come fatto emergere già da Aristotele, sono in seguito ripresi da svariati autori tra cui Gottfried Feder, che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento denunciava in particolare la truffa dell’interesse applicato sul capitale prestato da istituti privati. Ciò che però emerge dall’analisi di Feder, è che la propensione di accumulo infinito era secondo l’autore causata da un’inclinazione spirituale da lui denominata il mammonismo.
Il mammonismo, scrive Feder, non è esclusivamente l’adorazione del potere del denaro e il dominio sinistro, invisibile, misterioso dei grandi potentati finanziari internazionali, ma è anche e soprattutto una disposizione dello spirito. Il mammonismo è la smodata esagerazione dell’istinto del possesso di denaro, è l’avidità del denaro divenuta follia, che non conosce meta più elevata dell’accumulare denaro su denaro, che con brutalità senza pari cerca di costringere tutte le energie del mondo al proprio servizio e che porta inevitabilmente alla schiavitù economica, allo sfruttamento della forza produttiva di tutti popoli del mondo.
Ora, se dalla Grecia antica passiamo ai giorni nostri e si analizza il Capitalismo, si evince che esso si pone all’antitesi del concetto genuino di economia in quanto sovverte le basi fondamentali affinché si presentino quelle caratteristiche proprie del Bene Comune all’interno della comunità. Il Bene Comune non può manifestarsi all’interno di un sistema capitalista, anzitutto perché non vi sono i presupposti a monte che vedono il controllo della politica sull’economia. Quello che dovrebbe essere una normale gerarchia, nel sistema Capitalista emerge un totale sovvertimento. La politica asservita al grande capitale subisce infinite e incontrollabili ingerenze dall’economia, dettandone l’agenda (Trattato di Maastricht, Lisbona…).
Il Capitalismo inoltre porta in seno tre peculiarità fondamentali che si oppongono alla determinazione dell’economia anticamente intesa. Il parassitismo, l’alienazione e lo sfruttamento sono caratteristiche criminali che si sviluppano e si manifestano al suo interno.
Il parassitismo si manifesta in quanto, tale sistema si arroga il diritto di emettere moneta ex nihilo (dal nulla) prestandola con l’aggravante dell’interesse e introducendola nei processi produttivi degli Stati, creando un infinito, strutturale ed inestinguibile debito pubblico. Codesta follia è permessa da quattro secoli a questa parte grazie ad una legislazione che la asseconda, con il beneplacito dei politici, autentici camerieri dei banchieri.
Anche l’alienazione è propria del Capitalismo e ingloba svariati aspetti soprattutto antropologici: l’allontanamento dell’uomo dalla sua stessa natura e dalle sue relazioni e dialoghi, hanno perso la loro naturale genuinità ma mascherano sempre un fine volto all’interesse personale; dalla sua stessa specie, dove l’uomo è sempre più macchina e animale; dalla sua sessualità con il manifestarsi di nuove identità sessuali e nuove forme genitoriali; dalla propria matrice spirituale sempre più volta verso gli inferi piuttosto che all’Assoluto e infine l’allontanamento dalla comunità esasperando l’individualismo.
Infine lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che si determina con sempre maggior evidenza attraverso l’appropriazione dei mezzi di produzione che in questa epoca si concentrano sempre più in pochi grandi gruppi produttivi (collusi con quelli finanziari).
Questi tre capi di accusa al Capitalismo assommato al sovvertimento gerarchico tra economia e politica, determinano il netto allontanamento dal significato genuino di economia. Chi ancor oggi parla di economia capitalista cade in un grossolano errore. Esso non può considerarsi tale ma al contrario si deve ritenere come l’ultimo stadio della crematistica.

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