LO SCENARIO STRATEGICO DELLA REGIONE TURCO-SIRIANA ALLA LUCE DELL’ABBATTIMENTO DEL SU-24 RUSSO

LO SCENARIO STRATEGICO DELLA REGIONE TURCO-SIRIANA ALLA LUCE DELL’ABBATTIMENTO DEL SU-24 RUSSO

di Alberto Nicoletta

L’ abbattimento del velivolo militare russo, il 24 novembre 2015, da parte dell’ aviazione militare turca ha creato uno squarcio tra le due nazioni, in quelli che erano rapporti già vacillanti, soprattutto dopo l’annullamento del progetto di un nuovo gasdotto denominato Turkish-Stream.

Il Sukhoi russo al momento dell’abbattimento stava bombardando una serie di camion-cisterna diretti in Turchia, il colonnello Aleksandr Zhilin dice che tale traffico sarebbe gestito dallo SIIL su ordine della C.I.A., ed è proprio grazie a tale commercio di petrolio verso la Turchia e verso gli U.S.A. che l’ ISIS si finanzia, senza creare nuovi pozzi, ma prosciugando quelli già esistenti.

L’ intervento militare russo vicino ai confini turchi nella regione di Latakia è pertanto rivolto a bloccare tale commercio clandestino che rappresenterebbe una manna per l’ élite politica turca; ed è anche rivolto a bloccare l’ appoggio logistico che la Turchia volge all’ ISIS.

Boris Dolgov professore del Centro Studi Arabi dell’Istituto di Studi Orientali afferma alla testata “RIA Novosti”: “La Turchia ottiene dividendi dal business sporco di sangue, che coinvolge i fondamentalisti che si impadroniscono del petrolio e dei reperti storici che poi rivendono attraverso la Turchia” .

Tutto ciò ci fa pensare che l’ abbattimento del Su-24M sia stato premeditato, in effetti la Turchia aveva rivolto a Mosca una protesta per gli attacchi aerei russi sulle terre tradizionali della comunità turkmena; questo perché la Turchia vuole liberare il tratto a nord della Siria (storica regione di interesse turco) da presenze a Lei scomode. Un’area che andrebbe da Jarabulus ad Afrin e Dana (ed oltre) finalizzata ad avere un canale sicuro per l’ appoggio all’ISIS al fine di far crollare il Governo di Damasco; ciò è l’ esatto opposto della strategia russa volta a sostenere  Bashar al-Assad e riportare i confini siriani a prima della guerra, creando una situazione di stabilità tale da permetterle la presenza nell’unica roccaforte di cui dispone nel Vicino Oriente.

Per finalizzare tale strategia, Putin ha fatto dispiegare l’incrociatore lanciamissili Moskva (nome NATO carrier-killer) in difesa della città costiera di Latakia (a ridosso del porto Tartus); con i sui 64 vettori terra-aria S-300 PMU-1/2 di ultima generazione in grado di abbattere sia caccia che missili con un raggio d’azione di 400 Km e i suoi SS-N-12 Sandbox, la nave più potente mai realizzata dai russi è in grado di creare una barriera difensiva verso tutta l’area a sud della Turchia dove si ergono le basi americane.

A supportare la Moskva i russi hanno dispiegato i sistemi di difesa anti-missile S-300 e S-400 nella base di Hmeymim, cosa che ha suscitato le preoccupazioni dell’ambasciata statunitense, del resto il loro raggio d’azione copre tutta la Siria; se ne deduce che le forze NATO dovranno chiedere autorizzazione alla Russia per il sorvolo dei cieli siriani .

L’abbattimento del velivolo militare russo, è diventato quindi il valido pretesto di Putin per poter controllare tale spazio aereo, in oltre lo Stato Maggiore ha disposto che tutti gli aerei d’attacco saranno scortati da caccia da combattimento, si parla dei nuovi SU-34 (la Russia ne avrebbe 8 nuovi) e dei SU-27, abili anche nei bombardamenti di precisione. Ad oggi la Russia sta effettuando dalle 49 alle 96 missioni aeree al giorno, ed aerei come il Tu-95 e il più recente Tu-160 sono in grado, vista l’ ampia autonomia e capacità di carico, di effettuare operazioni sulla Siria partendo dalle basi in Russia; in questo modo sarebbe risolto il problema della mancanza di spazio nella base aerea di Latkia. Si tratta di uno schieramento di forze aeree di una potenza mai vista fino ad ora.

L’espansione dell’ISIS è una minaccia anche per la Giordania, e difatti il giorno dell’abbattimento del SU-24 il re Giordano Abdullah (monarca hashemita) si è incontrato a Sochi con Vladimir Putin, il premier russo ha sottolineato che il SU-24 attaccava terroristi che potrebbero infiltrarsi in Russia. La Giordania, nonostante abbia retto alla primavera araba, avrebbe seri problemi interni dettati da una forte apologia tra la popolazione verso lo Stato Islamico. L’uccisione del pilota giordano da parte dell’ISIS ha suscitato la rappresaglia dello stato Giordano (prima limitato a fornire supporto logistico alle truppe U.S.A.) che è arrivato a distruggere il 20% delle capacità belliche dei terroristi.

In merito a scontri nei cieli siriani (dog-fight), emblematico è stato il caso recente dei 6 caccia multiruolo russi SU-30SM che il 2 ottobre hanno messo in fuga 4 caccia israeliani F-15 al largo delle coste siriane, area spesso attraversata dai velivoli con la stella di David, gli israeliani hanno invertito la rotta entrando in Libano, dove le Forze Armate Libanesi li hanno identificati come “velivoli nemici”. Fonti libanesi dichiarano che i 4 F-15 stavano spiando le basi russe di Tartous e Latakia per scoprire se fossero fondate le teorie in merito al trasferimento di armi da parte dei russi nei confronti delle milizie di Hezbollah. L’incidente ha irritato gli israeliani, Mosca ha controbattuto chiedendo spiegazioni in merito alla presenza dei loro McDonnell Douglas sullo spazio aereo Siriano. Dopo l’accaduto c’è stato un incontro tra Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin, forse su come gestire i movimenti nei cieli siriani. Sicuramente l’episodio dimostra come tale spazio aereo sia controllato dai russi ponendo la parola fine alle incursioni aeree israeliane in Siria. Duro colpo per Israele che supporta da tempo l’ISIS, dando copertura militare tramite la sua aereonautica e tramite i suoi elicotteri (ed ospedali) per i terroristi feriti.

Ricordiamo anche lo scandalo del Colonnello Yusi Oulen Shahak, della brigata Golani, catturato in Irak mentre era al comando di un plotone dei takfiri dell’ ISIS.

Gli interessi della NATO manovrano lo stato turco, il quale stando sotto il cappello dell’Occidente vorrebbe ambire ai propri interessi. La Turchia, governata oramai da una sorta di élite militare più o meno invisibile, ha nelle sue ambizioni la “ricostituzione dell’Impero Ottomano” e in questo l’ enorme area centroasiatica popolata da cittadinanze turcofone, fino ad arrivare alla Mongolia, rappresenta una realtà interessante, se non certo per fini di conquista territoriale, quanto meno per gettare una egemonia a carattere economico, la Siria e la Russia (supportate dall’Iran) sono senz’altro un ostacolo a tale espansione; proprio come i curdi che pur combattendo il Califfato sono vittime degli attacchi turchi.

Mosca di conseguenza sta varando misure restrittive nei confronti di Ankara, dalle raccomandazioni ai cittadini russi di evitare lo stato turco per i pericoli legati al terrorismo, al fermo di 50 imprenditori turchi avvenuto a Krasnodar con l’accusa di avere mentito sulle ragioni della loro presenza in Russia.

Bilal Erdogan, figlio di Recep Tayyip Erdogan, è proprietario della compagnia di trasporti marittimi Bmz Ltd che trasporterebbe dai porti di Ceyhan (Turchia) e Beirut (Libano) nei Paesi Orientali soprattutto in Giappone il petrolio prelevato dall’ISIS in Irak e Siria (come confermato da Rossiyskaya Gazeta). Nel Governo turco sono in molti a trarre beneficio da questo traffico illegale di milioni di dollari, ed è per questo che la Turchia non lo blocca, anzi lo difende come avvenuto durante l’ abbattimento del SU-24M russo, impegnato in quei massicci bombardamenti aereo-navali che avrebbero distrutto 520 camion-cisterna.

Recep Erdogan chiaramente protegge il figlio definendo, “lecito” tale contrabbando, che coinvolgerebbe anche altri familiari e addirittura riceverebbe fondi pubblici e finanziamenti da banche turche, come sostenuto da Gürsel Tekin esponente del partito turco di opposizione CHP.

In oltre Summeyye Erdogan figlia di Recep gestisce un proprio ospedale da campo, sul confine turco-siriano, atto a prestare cure mediche ai jihadisti feriti in Siria.

Un rapporto dell’ intelligence inglese dimostrava rapporti tra ufficiali turchi e ISIS, del resto la Turchia ha sempre permesso il rifornimento di armi ai terroristi in Siria. I servizi segreti turchi (MIT) all’ inizio del 2014 avrebbero perfino bloccato uno di questi carichi, ma il Governo Turco gli avrebbe dato l’ ordine di lasciarli proseguire, tale appoggio è stato confermato anche da un portavoce dell’Ypg (truppe curdo-siriane).

La Turchia riceve dall’Unione Europea grosse quantità di danaro per affrontare l’incessante problema dei profughi siriani, ma i negoziati di adesione alla UE dal 2005 ad oggi hanno permesso alla Turchia di ricevere qualcosa come 9 miliardi di euro. A questo punto si potrebbe sostenere che l’Europa indirettamente finanzi l’ISIS, possibile che nessuno voglia porre un controllo al movimento di questi capitali? La Turchia in cambio non da niente, anzi ha aumentato i dazi doganali, ha imposto blocchi alle merci europee violando gli accordi doganali, e per di più è aumentato il flusso migratorio in maniera sospetta.

L’atteggiamento turco di lotta a fianco della coalizione antiterrorismo a guida USA e in parallelo di cooperazione con il Daesh, (come sostenuto dall’analista russo Vladimir Evseyev) è del tutto subdolo. Il politologo siriano Ali Salem al-Assad è certo che i terroristi in caso di difficoltà riparino in Turchia con l’appoggio delle guardie di frontiera, ed ecco uno dei motivi per il quale gli aerei russi continuano a sorvolare il Nord della Siria, come per il SU-24M abbattuto.

Il Maggior Generale Qasim Sulaymani comandate della Forza al-Quds dell’ IRGC (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) descrive il SIIL come un’ operazione dei Stati Uniti per fare pressione sulla comunità musulmana. Versione sostenuta anche da Edward Snowden secondo il quale C.I.A., MI6 e Mossad avrebbero collaborato per la creazione dello Stato Islamico in Irak e nel Levante, soluzione atta a difendere Israele (operazione “nido di calabroni”). Questo “nemico” che hanno creato è ora costituito da circa 60 organizzazioni differenti diramate in oltre 50 paesi; interessante notare come Israele situata al centro dei paesi coinvolti è l’ unico stato non colpito da attacchi da parte dell’ISIS (taglieresti la gola a chi ti finanzia?).

Dopo l’abbattimento del Sukhoi russo Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato pieno supporto ad Ankara, si paventa quindi il rischio del coinvolgimento di tutta la forza NATO, non a caso la Turchia ha cercato di bloccare gli avvicinamenti di Francia e Germania verso la Russia.

Senza dubbio questo atto bellico contro la forza aerea russa ha dato uno scossone importante, laddove sempre più analisti temono un ampliamento del conflitto, anche sotto il profilo terroristico, da alcuni già paragonato a una Terza Guerra Mondiale.

 

Author Description

caposaldo