NEL SUD EST ASIATICO C’E’ POSTO PER L’ITALIA

NEL SUD EST ASIATICO C’E’ POSTO PER L’ITALIA

di Alberto Nicoletta

Le rotte commerciali Italiane sono storicamente sempre state attaccate da svariati nemici o falsi amici della Nostra Penisola, comportando gravi perdite per la Nostra economia, una nazione industrializzata come l’ Italia necessita di uno spazio estero commerciale se vuole continuare a sopravvivere, in questo spazio rientra appieno la cosiddetta Regione del Sud Est Asiatico.
il Sud-Est asiatico è senz’ altro un’ area di forte interesse per la piccola media impresa italiana, che ivi commercia nell’ ambito dell’attività tessile con prodotti e macchinari per la produzione di capi, il grosso di tale commercio riguarda la Lombardia. Commercio che nel Bangladesh è per ora esente dallo strozzinaggio del W.T.O. anche se gli Stati Uniti stanno cercando di convincerne il cambio di rotta, questo slegamento da certi aspetti della tecno-finanza favorisce le piccole realtà che possono trovare un mercato in parallelo a quello delle grosse compagnie, le riduzioni dei tassi doganali in nazioni come l’ Indonesia facilitano questi scambi, in oltre il prodotto italiano basato su etichette che nascono da piccole imprese storicamente a conduzione familiare è ricercato qualitativamente.
Il forte utilizzo dei contanti in nazioni come il Regno di Cambogia favoriscono chi preferisce svincolarsi da mediazioni bancarie, favorendo il vero commercio materiale e non la tecno finanza virtuale, che da egemone sul commercio ha aperto una caccia al contante nei paesi Occidentali.
Il Sud-Est Asiatico aumenta il proprio interesse come piazza commerciale grazie alle centinaia di migliaia di abitanti che stanno aumentando il loro tenore di vita e che richiedono sempre più prodotti , trasformandosi in importanti clienti; aumentano così anche il tasso di urbanizzazione e l’ industrializzazione; di conseguenza cresce la domanda di energia (stimata dal 2013 al 2035 dell’ 80% secondo l’International Energy Agency). Tuttavia il Governo Italiano non sembra voler dare troppi aiuti alla Camera del Commercio o ad altri enti al fine di agevolare gli imprenditori italiani, interessante sarebbe per noi anche il settore del turismo, fiorente ad esempio in Thailandia.
Ad oggi nel sud est è entrato a giocare un ruolo preponderante la Cina, maggior partner commerciale dell’ ASEAN (Association of South East Asian Nations) e forte di una flotta marina militare in rapida espansione con la quale va ad attuare la strategia del filo di perla che prevede il controllo armato del proprio commercio in quell’area. A dare fastidio a questo espansionismo economico-militare –cinese, troviamo gli Stati Uniti, legati all’alleato Nipponico anch’esso storicamente interessato alla Regione, nonché l’Australia e la Corea del Sud; l’Unione Europea invece risulta forte di un investimento di 156.000.000 milioni di dollari, ponendosi come prima investitrice dell’ area e in diretta competizione con Tokyo, Pechino e Washington.
La richiesta crescente di idrocarburi sta trasformando il mare a Sud della Cina nel nuovo Golfo Persico, e proprio li gli U.S.A. vanno a provocare i cinesi con esercitazioni militari, dispiegamento di forze speciali in Thailandia e Indonesia, sblocco sull’ embargo delle forniture militari al Vietnam (cercando un nuovo alleato oltre ai vassalli filippini), attacchi economici! Che la destabilizzazione creata dagli attentati in quella zona centri qualcosa? C’è da chiederselo!
In questo contesto, con possibilità di sviluppo ma con troppi avvoltoi, si muovono gli imprenditori italiani, a prima vista per nulla tutelati dal proprio Governo, ne è forse una prova il recente attentato a Dacca da parte di alcuni fanatici che si vorrebbe ricollegare all’ISIS. Un Sud Est Asiatico che vuole crescere come le ex potenze occidentali ma con gli attentati in Indonesia, Bangladesh, Thailandia e Filippine deve pagare il suo dazio gettandosi ormai nell’incubo del terrorismo che curiosamente si sta muovendo secondo gli interessi strategici del Nord America.

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