PD, ECOGRAFIA DI UNA DITTATURA

PD, ECOGRAFIA DI UNA DITTATURA

di Simone Boscali

So che esordendo in questo modo rischio di violare il principio latino “excusatio non petita…”. Ma è
bene fugare ogni dubbio per mantenere la massima attendibilità sull’analisi che andiamo a fare.
Ricordiamo quindi che solo un malato di mente o uno sprovveduto di ingenuità abissale potrebbero
pensare che chi scrive abbia simpatie per la Lega Nord, per Forza Italia o, non sia mai, il Movimento
Cinque Stelle. Ma non è certo necessario essere un sostenitore di una qualunque altra forza politica
per capire, dati di fatto alla mano, che il Partito Democratico rappresenta oggi il peggior pericolo per
l’incolumità nazionale. Peggio, anche dal punto di vista storico, il PD è quanto di peggio sia mai stato
abortito dall’agone politico italiano – insieme ai Radicali – in tutta la storia unitaria del nostro paese.
E questo non è frutto del caso ma di una precisa strategia che va dalla genesi del partito sino alle sue
manifestazioni esteriori e ai modi di comunicare.
Esistono due motivi principali per cui possiamo affermare, in vista delle prossime elezioni del 4
marzo, che il PD sia la peggior forza cui dare il proprio voto.
Innanzi tutto, nessuna delle forze politiche in campo, nemmeno tra le minori e più originali, è stata
capace di proporre un programma realmente rivoluzionario o quantomeno ad alto impatto. Ma oltre
a questo fra quelle tradizionali nessuna è nemmeno in grado di proporre un progetto almeno sensato
di gestione ordinaria della cosa pubblica poiché tutte, da destra a sinistra, soffrono di lacune e
incoerenze tali da dimostrare la loro incapacità d’analisi. Nessuno è perfetto, insomma.
Solo che il Partito Democratico è andato ben oltre e, a differenza di Lega o Cinque Stelle, ha stilato
sì un programma organico e coerente ma ribaltando clamorosamente in un modo che va ben oltre
l’opinabile le necessità del paese e del popolo. Se negli altri partiti si possono trovare a macchia di
leopardo e slegati dal progetto generale alcuni singoli punti interessanti, il progetto del PD sembra
tutto organicamente studiato per fare del male alle singole persone e danneggiare l’Italia facendone
punto su punto il disinteresse conclamato: economia, banche, lavoro, immigrazione, sanità, politica
estera, tutto è all’insegna dell’anti-Italia e mirato al malessere degli italiani.
Ma c’è di più, e siamo al secondo motivo per cui il PD rappresenta la cloaca dell’intelligenza politica
italica.
L’esperienza insegna che una classe politica o un esecutivo, per quanto possano essere diretti da poteri
forti o poteri oscuri, sono sempre disinteressate alle sorti del popolo. Silvio Berlusconi ha governato
per esempio al solo scopo di trarre vantaggi personali dal suo ruolo politico. Il fatto che migliaia,
decine di migliaia di persone in tutta Italia abbiano sofferto per questa sua disonestà, perdendo lavoro
o salario, lo ha semplicemente lasciato indifferente. Così come indifferente lo ha lasciato chi, in
qualche modo, ha invece beneficiato del suo governo. Berlusconi ha perfettamente incarnato il
modello del politico che persegue un obiettivo individualista incurante delle sorti del popolo, fossero
anche positive per una parte di esso.
Il Partito Democratico e le sue drammatiche espressioni, da Renzi a Gentiloni, senza contare i satelliti
non propriamente PD quali Laura Boldrini, Beatrice Lorenzin ed Emma Bonino, hanno invece
governato e mirano a governare con un obiettivo ben diverso: ottenere coscientemente e precisamente
il male degli italiani. Il peggioramento delle condizioni di vita di questi ultimi, la loro sfiducia, il
senso di insicurezza, i problemi di salute indotti da difficoltà economiche e tagli ai servizi non sono,
nel caso del PD, le conseguenze accidentali di una politica maldestra. Sono esattamente ciò a cui il
PD mira per meri fini di controllo sociale.
Il Partito Democratico incarna, questo sì, una vera antipolitica, non nel senso comune di protesta o
malcontento contro la politica da parte del popolo, ma di antitesi, di contrapposizione palesata agli
interessi della polis.
Tale processo di antipolitica e quindi di ribaltamento della missione naturale di una forza partitica
prende corpo sin dalle espressioni esteriori adottate e dallo schema di comunicazione.
Sin dal nome, l’attributo che vi appare, democratico, rimanda a un’idea totalmente sovvertita dalla
prassi dal partito sin da quando è al governo. Dal tentativo di riforma costituzionale, alla propensione
ad agire tramite l’esecutivo a suon di decreti per arrivare alle direttive di partito imposte dall’alto ai
singoli parlamentari (tutto verificato) in modo che questi assecondassero le linee del governo (ma
l’Italia non è una repubblica parlamentare?), nella cultura del Partito Democratico il kràtos da tutti
può essere esercitato tranne che dal demos.
La campagna elettorale di questi giorni sta invece esasperando questa strategia di ribaltamento dei
significanti con una serie di manifesti elettorali nei cui slogan il PD è associato a un valore positivo,
spacciato appunto come pertinenza esclusiva del PD stesso quando la realtà sta diametralmente agli
antipodi. Il PD è con la scienza, il PD è con il lavoro, il PD è con i diritti, il PD è con la cultura.
Tutto drammaticamente falso, come dimostrano i provvedimenti presi in quest’ultima legislatura e
sostenuti proprio dal PD in primis, dal ddl vaccini, all’ideologia di genere inserita nei programmi
scolastici, dalla riforma del lavoro alla scuola-lavoro, dal salva-banche alle cessioni di sovranità
nazionale, tutto indica che il PD ha agito contro la scienza, contro il lavoro (e i lavoratori), contro la
cultura, contro i diritti sociali e politici.
Considerando i legami degli esponenti del Partito Democratico con la grande finanza (a partire a suo
tempo dalla famosa tessera numero uno di De Benedetti), col grande capitale e con la massoneria
sarebbe troppo facile inquadrare questa forza politica non come l’espressione di una precisa cultura
politica di una parte del popolo (come tutto sommato, continuano ad essere la maggior parte degli
altri partiti di destra e di sinistra) ma come una creazione a monte di detti poteri quale proprio
strumento di azione nelle istituzioni.
Ma c’è un passaggio che sta ancora più in alto e di tipo politico-filosofico che non si può tralasciare.
Il Partito Democratico rappresenta il traguardo finale di una parabola discendente che, partendo dal
Partito Comunista Italiano, è poi degradata attraverso il PDS, i DS arrivando infine al PD stesso.
Questa è però solo una mezza verità. L’altra metà sta nel fatto che, discendendo e degradando da
sinistra, questa parabola ha coinvolto anche il centro democristiano tradizionale del nostro paese.
Non si è trattata solo di un’operazione di trasformismo tipica della tradizione politica pasticciona
italiana, ma di qualcosa di più complesso e meditato dai poteri che stanno fuori dell’agone politico
ufficiale.
L’insolito connubio tra i nipotini dei comunisti e quelli dei democristiani ha avuto lo scopo di
eliminare i valori positivi di entrambi gli schieramenti d’origine, in particolare quei valori che, pur da
prospettive diverse, arginavano il dilagare del sistema capitalista.
Nella visione marxista infatti, detentrice del potere nel capitalismo è la borghesia la quale però è
vittima della sua stessa “coscienza infelice”, ossia la consapevolezza della borghesia della
contraddizione tra lo sfruttamento lavorativo da essa gestito con la promozione dei valori positivi ed
emancipativi di cui si vorrebbe allo stesso tempo portatrice. Ragion per cui la borghesia stessa
averebbe un giorno avuto secondo Marx un ruolo nella caduta del capitalismo.
La parabola che ha condotto al PD partendo dai due opposti comunista e democristiano ha proprio
avuto lo scopo di creare un soggetto politico rappresentativo di un capitalismo post borghese,
dominato dunque non più dalla borghesia ma dalle élite anonime antinazionali. A sinistra il PD non
conosce spazio per i valori del comunismo originale, barattati in cambio della distruzione della
borghesia. Analogamente al centro non concede spazi ai valori borghesi dell’emancipazione ma anche
della famiglia e della tradizione, arginati a favore della ricomposizione del conflitto di classe.
La coscienza infelice borghese, incoffessata speranza dei vecchi comunisti e scintilla liberatrice dei
vecchi democristiani, è stata spazzata via.
Proprio qui, nella distruzione stessa di una particolare coscienza, e quindi addirittura di una forma di
interiorità, sta in buona parte la pericolosità del PD. Un partito capace di sconvolgere, prima ancora
che la materialità delle classi sociali, addirittura la loro antropologia e quella dell’essere umano. Un
partito capace, con una comunicazione menzognera e nonostante tutto efficace (ma giornali e tv non
erano tutti di Berlusconi?) di ribaltare totalmente la realtà, di annullare i conflitti di classe basati su
diritti sociali e politici spostandoli su falsi conflitti per i diritti cosidetti civili e di coagulare quindi
determinate parti sociali scagliandole contro i propri interessi ma riuscendo bene ad apparire come
difensore degli stessi in visrtù delle proprie origini catto-comuniste, tanto lontane quanto tradite.

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