VLADIMIR PUTIN E L’EURASIA SECONDO LA NOSTRA VISIONE

VLADIMIR PUTIN E L’EURASIA SECONDO LA NOSTRA VISIONE

di Simone Boscali

“In seguito all’assorbimento dell’Europa da parte della Russia, e dell’Impero Britannico da parte degli Stati Uniti, erano già nate due delle tre potenze oggi esistenti” [George Orwell, 1984]

Rispetto a quanto già espresso in questo spazio negli anni e ancora di più nelle settimane scorse ciò che verrà detto in questo articolo potrebbe sembrare in controtendenza. Nello specifico, se sino a qui Caposaldo ha di fatto salutato con favore l’opposizione che la Federazione Russa ha esercitato tatticamente nei confronti del sistema a guida occidentale, qui vogliamo invece ribadire che, essendo il nostro primo interesse il recupero delle sovranità in Italia e in Europa, è nostro preciso compito fissare con molta attenzione il nostro sguardo sull’importante ruolo di contrasto che la Russia esercita contro i Nemici dell’umanità, ma, con la coda dell’occhio, verificare che questi ultimi non abbiano già iniziato ad addomesticare l’orso russo per farne un nuovo gendarme a servizio del sistema.

Per quanto si è visto sino ad oggi abbiamo ragione di ritenere che la Russia sia un paese con altissimo livello di sovranità e che l’attuale presidente, Vladimir Vladimirovic Putin, sia un personaggio slegato dalle oligarchie che, con discrezione o con segretezza, manipolano le grandi dinamiche mondiali. Questo non significa necessariamente che la Russia e Putin costituiscano per noi degli esempi in fatto di programmazione politica e men che meno di anticapitalismo. Ci limitiamo a prendere atto, ed è una presa d’atto comunque importantissima, che Putin senza necessariamente essere “Uno dei nostri”, non è “uno dei loro” e la Russia che governa di conseguenza non sottosta a certe agende esterne.

Ecco quindi che la politica estera di Mosca presenta ampi tratti di sovranità ostile ai paesi sottomessi alle élite, vedasi la difesa delle regioni russofone del Donbass e soprattutto il deciso intervento militare in Siria a difesa dello stato legittimo e contro i miliziani dell’Isis sostenuti da USA ed Europa.

Ma se la Russia di Putin costituisce tatticamente un momento affidabile di opposizione al sistema, non possiamo escludere che le oligarchie globali, non riuscendo a domare nell’immediato il grande orso, non stiano pensando a imbrigliarlo in futuro, magari nel dopo-Putin, vanificando gli sforzi antimondialisti di questo e piegandoli anzi ai propri disegni futuri.

Non possiamo infatti ignorare, da osservatori dediti a cogliere le sfumature, che l’ascesa del presidente russo come salvatore di una Europa liberata dagli USA sembra rispecchiare un copione preparato da altri. La clamorosa incapacità di Obama su ogni singolo fronte non fa altro che esaltare ancora di più le oggettive capacità di Putin a livello internazionale. Analogamente le presunte azioni militari di USA ed Europa contro l’Isis quando l’opinione pubblica in realtà sa già benissimo che proprio americani ed europei ne sono i protettori, elevano il presidente russo addirittura alla posizione di “uomo della provvidenza” nel momento in cui la Russia, mai coinvolta nel sostegno al terrorismo, attacca militarmente con successo i terroristi.

Questo non significa che Vladimir Putin stia recitando un copione. Provenendo anzi da una formazione di sinceri patrioti, le sue azioni si inquadrano proprio in un agire alla ricerca della sovranità completa in opposizione a inquietanti oligarchie mondiali che ancora non ha la forza di combattere apertamente. Tuttavia queste stesse oligarchie, agendo fuori dalla sfera di controllo di Putin, e quindi fuori dalla Russia, possono piegarne a proprio futuro vantaggio le azioni facendolo appunto apparire in qualche modo gradito e lasciando al suo paese crescenti quote di potere regionale e continentale per poi travasarvi, quando Putin non sarà più, il potere politico ed economico ora stanziato in Occidente.

Destano sospetti in questo senso anche alcune manovre e pensieri economici occidentali apparentemente in contraddizione proprio con l’Occidente stesso. L’eurasiatismo è una dottrina geopolitica nata in antagonismo all’Occidente a guida americana ma nel tempo sono molti i soggetti occidentali che, non avendo patria o radici, si sono proposti di riciclarne l’idea proprio per riprodurre in Eurasia i meccanismi di dominio tipicamente capitalisti una volta che il potenziale americano si fosse esaurito (così come a suo tempo il testimone del comando venne trasferito dalla Gran Bretagna all’America). Ed ecco che tali soggetti possono quindi permettersi di lasciar fare in qualche misura i veri eurasiatisti per poi inquinarne i risultati con propri, indesiderati contributi. Oltre a preparare la strumentalizzazione futura della Russia di Putin in politica estera, quindi, le oligarchie già infiltrano le istituzioni eurasiatiche per esempio con la clamorosa adesione del capitale britannico alla Banca Asiatica degli Investimenti Infrastrutturali, che “rischia” di trascinare con sé anche Italia, Francia e Germania. A ciò si aggiungano le antiche “simpatie” dell’occidentalista Romano Prodi (uomo dell’oligarchia ad alti livelli) per la Cina, simpatie che perdurano ancora oggi e che si sono estese da qualche tempo alla Russia stessa.

Quindi, se possiamo nutrire una discreta fiducia nella Russia attuale come sincero nemico dei nostri Nemici, non possiamo permetterci di cadere ai suoi piedi come fosse la salvatrice dell’umanità perché oscure trame sono già in moto nel tentativo di convertire Mosca da baluardo contro il nuovo ordine capitalista a capitale di quello stesso ordine, o, come minimo, per trascinarla in una sorta di condominio dei dominanti formato da Usa, Russia e Cina.

Se la nostra associazione può dirsi eurasiatista occorre sottolineare che per noi l’Eurasia è la nostra versione della “Patria Granda” del comandante Ernesto Guevara, l’Eurasia dei Dugin e dei Terracciano.

Non certo l’Eurasia di George Orwell.

Ai veri rivoluzionari l’arduo compito di sorvegliare e anticipare le mosse del sistema.

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