ZALONE

ZALONE

di Simone Boscali

Negli ultimi tempi ho cambiato il mio approccio verso le persone, quella stragrande maggioranza del genere umano che con tanta leggerezza simpatizza per i propri carcerieri ed è ansiosa di sacrificare se stessa per morire in guerre altrui.
Non mi chiedo più perché in giro ci siano tante persone stupide, perché questo è un approccio dettato da rabbia e incapacità di comprensione. Oggi mi chiedo invece come mai ci siano tante persone che pur avendo assoluta intelligenza dicono, fanno o sostengono cose stupide. Se ciò che muove una vera rivoluzione non può che essere l’Amore disinteressato, allora anche il nostro approccio all’altro deve essere in primo luogo amorevole e non dispregiativo.
Oggi quindi tante persone intelligenti si interrogano, nel momento in cui sviluppano interessi intellettuali e culturali a qualsiasi livello, su come sia stato possibile che nel passato milioni di persone, interi popoli e intere nazioni, abbiano seguito un capo sulla via di una rovina folle e degenerata, come sia possibile che non si siano accorti dell’errore clamoroso che stavano facendo, dei crimini di cui si stavano macchiando, degli inganni a cui erano sottoposti e perché infine non abbiano reagito nel nome della libertà e della democrazia.
Ci sarebbe molto da discutere sui fatti che a questo proposito studiamo, al punto che forse non ne vale nemmeno più la pena.
Quello che conta davvero è che le persone in gamba che si pongono questa domanda, comunque meritoria, commettono a propria volta un errore clamoroso, forse ancora peggiore rispetto alle persone del passato perché non fanno tesoro delle esperienze studiate. Vale a dire non capiscono che essi stanno riproducendo la stessa medesima sottomissione a un capo, a un sistema degenerato e liberticida che ha la sua propaganda di regime, i suoi campi di sterminio, le sue guerre di conquista, i suoi capri espiatori artefatti, i suoi nemici immaginari e propagandistici, i suoi rituali grotteschi di dimostrazione di fedeltà dogmatica, le sue squadre di picchiatori da strada e così via.
Persone di indubbia intelligenza e capacità accusano altri di una colpa che essi riproducono in proporzioni ben più gravi: perché?
Senza dimenticare che in ultima battuta sono sempre le singole persone e le comunità ad avere la responsabilità di credere acriticamente a ciò che viene loro propinato o al contrario di ponderare per bene le informazioni, oggi, come cento o mille anni fa, è sempre la voce di chi è al potere che modella una realtà propagandistica destinata a ingannare e sottomettere milioni di persone in tutto l’occidente capitalista.
In sostanza il motivo per cui anche oggi delle persone intelligenti fanno qualcosa di stupido è la disinformazione. Una disinformazione dalla quale è difficile difendersi proprio perché, alla luce dei modi espliciti con la quale si è presentata in passato, giunge oggi sotto le mentite spoglie di momenti culturali o ricreativi innocui e che invece hanno preso il posto, potenziandosi, dei cinegiornali, delle parate, delle notizie fabbricate da uffici stampa di regime.
Oggi in pochi, persino tra le persone più preparate che stanno in guardia nel leggere articoli e libri, si aspettano di essere ingannati e inquadrati nel regime dalle battute di un comico, a suon di risate.
Hanno preso Orwell e lo hanno mascherato da Checco Zalone.
Non me ne vorrà il comico pugliese cui non si può negare una capacità di far ridere che di per sé sarebbe un vanto per il popolo italiano. Se non fosse che proprio questo popolo viene messo sotto attacco dalla comicità frizzante di Zalone e sono questa comicità, questo divertimento che accompagnandosi a messaggi liberticidi trasformano la libertà in qualcosa di noioso.
Nel suo ultimo film “Quo vado?” Checco Zalone deride il posto di lavoro fisso e così cavalca l’ideologia di un regime che, non volendo più offrire posti di lavoro stabili, impone un precariato sempre più diffuso a fini di controllo sociale.
Il posto fisso, appunto, tipicamente italiano, superato, passato, a differenza del tanto decantato modello nordico della “flessibilità”, una flessibilità che probabilmente viene spacciata come personale più ancora che lavorativa, perché l’italiano, nella sua legittima aspirazione al posto fisso, è anche “rigido”.
Una flessibilità che va oltre quindi e si estende anche alla famiglia. Perché gli italiani retrogradi e rigidi credono ancora nella famiglia con mamma, papà e figli mentre per i nordici tutto questo è superato. Da quelle parti una donna può avere tre matrimoni falliti alle spalle con altrettanti figli di religioni diverse avuti dai tre mariti e uno di questi si è modernamente risposato con un altro uomo.
Ma Zalone va oltre e, magari in buona fede (anche per lui vale il concetto di persona intelligente che fa inspiegabilmente cose stupide), ci mette anche una propaganda vaccinale per cui una bella punturina salva la vita dei neonati e non solo quando la verità è ben diversa, specialmente nel caso dei poveri bambini africani che in realtà sono vittime di malattie infettive per ragioni più incivili che non la penuria di farmaci.
Può un insospettabile film comico manipolare una mente più di una propaganda ufficiale e totalitarista? Nulla è meglio nascosto di ciò che è perfettamente in vista e nulla è più pericoloso di ciò che appare innocuo.
Addebitando a una pellicola una tale pericolosità diventa talmente facile essere derisi, essere presi per pazzi complottisti che molto probabilmente si ha fatto centro. Ed è anche molto facile associare un certo grado di positività a tutto ciò che viene trasmesso accompagnato a tanta allegria ed euforia, ridendo per esempio a squarciagola sulla modernità della “flessibilità” e sulla ridicolaggine del “posto fisso” all’italiana.
Questo film farà veramente ridere. Ma se, come si diceva, occorre capire perché persone intelligenti facciano spesso cose davvero stupide, servirà anche capire perché persone che ridono tanto si troveranno poi a piangere per quelle cose che sembravano tanto divertenti.
La comicità di Zalone godiamocela oggi, perché domani quelle cose, fuori dall’innocua cellulosa del film, non ci divertiranno più.

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